Strutture

La buona dotazione di infrastrutture sportive a Minervino non è scaturita dal nulla, ne tanto meno è derivata da una semplice volontà politica di mera realizzazione di opere pubbliche, bensì è frutto dalla volontà, dalla passione, dall’impegno degli uomini, dei ragazzi, degli atleti che nel corso dei decenni hanno praticato sport a Minervino.
Le amministrazioni comunali che si sono succedute negli anni alla guida del Comune dagli anni ’70 ( come vedremo in seguito), alcune di più, altre di meno, interpretando le esigenze dei giovani, hanno spesso riservato una buona “attenzione” per tutto ciò che concerne lo sport.
Attenzione allo sport che ha significato, non solo un impegno contingente come patrocini e contributi economici alle varie squadre ed alle varia associazioni, ma impegno concreto nel dotare il paese di valide strutture sportive.
Oggi, la pratica di attività sportive o più in generale la cura della propria forma fisica sono aspetti ben radicati per cui, l’esigenza di dotarsi di strutture idonee, può sembrare ovvia , ma non è sempre stato così.
Se oggi i bambini ed i ragazzi di Minervino possono allenarsi e giocare in un palazzetto dello sport ben attrezzato, non è dovuto al caso; le strutture che oggi esistono a Minervino derivano da una storia che forse, prima che vada perduta, vale la pena ricordare.
Negli anni ’30 – ’40 a Minervino, se si esclude la piccola palestra dell’ Istituto Pietrocola e lo spazio pertinenziale “aperto” posto ad ovest del medesimo edificio, non esistevano strutture destinate esclusivamente alle attività sportive. Il regime fascista per le attività del “sabato” utilizzava le piazze, i cortili delle scuole, alcune abitazioni, ma non vere e proprie palestre. La nazionale di calcio italiana, guidata da Vittorio Pozzo si laureava due volte campione del Mondo, ma a Minervino si giocava a calcio, con attrezzature di fortuna. Sino al dopoguerra si giocava a pallone nell’area limitrofa alla zona “Faro” ( quella in cui ora sorge il parco giochi ed il palazzetto) già denominata“campo sportivo”, forse in maniera ottimistica, visto che il rettangolo di gioco era contornato da una semplice recinzione in filo di ferro.
Solo in seguito, negli anni ’50 l’area fu recintata con il muro in pietra ancora esistente (vedi foto n. 1). La recinzione in questione venne realizzata con i “cantieri lavoro” della legge Vigorelli ed alla realizzazione della stessa parteciparono oltre le maestranze locali anche un gran numero di “operai” non specializzati. I cantieri della legge Vigorelli, infatti, rappresentavano all’epoca, oltre che un mezzo per la realizzazione di opere pubbliche, un vero è proprio ammortizzatore sociale che serviva ad alleviare concretamente i disagi economici di tanti.
Il campo sportivo di Minervino, in zona “Faro, fu così completato. Un campo semplice, con un piccolo annesso in muratura suddiviso in tre spogliatoi. Chi ha frequentato quel campo ricorderà che su di essi delle scritte in vernice nera ne indicavano la destinazione: ospiti - locali - arbitro e, chi li ha frequentati, lì ricorderà certamente estremamente spartani.
Il rettangolo di gioco era recintato da una rete metallica piuttosto alta e robusta, al pubblico era riservata l’area che si creava tra le recinzione esterna e quella del rettangolo di gioco sui tre lati, est, nord ed ovest, anche se la prassi voleva che il pubblico sedesse (sino a capienza) sul cordolo di coronamento del muro di cinta.
Ma le peculiarità più rimarchevoli di qual campo da calcio erano altre.
La prima era la pendenza. Il campo era scosceso da sud verso nord, con la conseguenza che quando si attaccava verso la porta di basso ( quella Nord) era difficile controllare la corsa e soprattutto il pallone. Quando si attacca alla porta in alto ( quella sud) era quantomai faticoso avanzare. Nella scelta di inizio partita: campo o palla, si cercava di optare per l’attacco verso la porta di sud (quella in salita), così che ci si riservava per il 2° tempo, quando si era più stanchi, la porta nord (quella in discesa).
Il secondo aspetto caratteristico era la “porticina sul pietrale”. Il campo sportivo dal lato ovest era a confine con una ex cava di pietra. Quindi, quando la palla malauguratamente superava la recinzione da quel lato, era necessario andarla a recuperare in fondo alla cava, uscendo dalla porticina appositamente realizzata. Detta porticina dava accesso un sentiero stretto ed irto, realizzato sul costone della cava, e che consentiva, con una buona dose di ardimento, di arrivare al fondo della stessa per effettuare il recupero del pallone. Nel corso delle partite ufficiali tale incombenza era affidata ai ragazzini del pubblico che di buon grado assolvevano a tale compito. Durante gli allenamenti, invece, in mancanza di volontari, per il recupero della palla vigeva la regola che “chi l’aveva mandata l’ andava a riprendere”.
Il terzo aspetto era costituito dalla consistenza del terreno di gioco. L’erba ? neanche a parlarne. Pietre dovunque. Una vera grattugia.
Tuttavia, pur con i suoi limiti, tale struttura per circa altri trent’anni ha costituito il “campo di calcio ” di Minervino.
Generazioni di ragazzi hanno calcato il suo rude terreno, molti di essi, in seguito, sono emigrati in cerca di lavoro ma, senz’altro, hanno conservato un caro ricordo di quel campo duro ed un po’ improvvisato.
Alla fine degli anni ’50 e verso l’inizio degli anni ’60 si costituirono le prime squadre di calcio. Si costituì il “Minervino”. Altalenando tra la 1a e la 2 a categoria, il calcio Minervinese in alcuni campionati riuscì a farsi onore. Oltre i giocatori, diversi Minervinese si impegnarono personalmente (anche economicamente) per la squadra locale, assumendone la presidenza; tra gli altri si ha memoria del dott. R. Melacarne, del maestro Cozzarella, del sig. Erriquez, ed ancora dei sigg. Mennuni e Di Noia.
Emersero i primi preparatori ed allenatori tra di essi non può non essere ricordato il sig. Domenico Pace, amichevolmente indicato da tutti come “Minguccio”, che senza alcun corrispettivo, ma con capacità e dedizione, avviò allo sport centinai di ragazzi.
Negli anni successivi si ebbero anche le prime esperienze dei LIGC per l’addestramento dei “giovani calciatori”
Negli anni ’60, inizi anni ’70, nei mesi estivi, iniziarono delle combattutissime “canicole” . Tornei estivi tra squadre locali (anche 12 squadre), composte il più delle volte da giocatori improvvisati, ma le cui partite (tutte domenicali) – soprattutto quelle pomeridiane - avevano sempre un grosso seguito di pubblico. Alcune squadre erano sponsorizzate dagli esercizi commerciali del luogo, altre avevano una aperta connotazione politica, il che sfociava – come può facilmente immaginarsi - in un acceso agonismo al pari di un campionato del mondo.
Verso la metà degli anni ’60 si ebbe la prima esperienza del basket, all’epoca chiamato soltanto “pallacanestro”: N.Giorgio, M. Giorgio, G. Barbarossa, Erriquez, alcuni dei nomi dei cestisti di quegli anni. Un campo provvisionale venne allestito nell’area del campo sportivo posta a sud del rettangolo di gioco (praticamente di fronte agli spogliatoi), tuttavia in alcune occasioni, spostando i sostegni mobili dei canestri il campo veniva “trasferito” in villa Faro, per alcuni anni, quindi, in epoca pionieristica per tale sport, Minervino ebbe quella che fu la sua squadra di pallacanestro.
Negli anni ’70 a Minervino ci fu una svolta nel mondo dello sport.
In quegli anni, oltre le prime esperienze dei “Giochi della Gioventù”, sulle ceneri della associazione “Libertas” si costituì una associazione sportiva il G.S. ADEL (foto 1).
Il Gruppo Sportivo ADEL grazie all’impegno del suo presidente, il dott. V. Melacarne, iniziò un percorso di crescita in diverse discipline sportive: dalle varie specialità della atletica, in special modo nell’atletica leggera, ma in seguito anche nella scherma (specialità “fioretto”) ( Foto 5) , e dal ’74 nuovamente nella pallacanestro.
Sino agli inizi degli anni ’70 ( gioco del calcio a parte), per farsi un’idea di quello che era il rapporto tra le gente di Minervino e lo sport, basti pensare che l’utilizzo della tuta ginnica e delle scarpette in gomma era riservato alle sole ore di educazione fisica nelle scuole; non si usava indossare la tuta ginnica così come si fa oggi. All’epoca, andare in giro con la tuta e le scarpette, o addirittura fare footing per strada, nella migliore delle ipotesi sarebbe sembrato strano.
Quella che si visse quindi agli inizi degli anni ’70 fu una vera rivoluzione, anche di costumi ( soprattutto per quel che concerne l’apertura della pratica sportiva agonistica anche alle ragazze).
Sempre più ragazzi e ragazze partecipavano in maniera attiva a competizioni agonistiche, molti di loro giunsero a livelli buoni ed in taluni casi, ottimi.
Tra i vari non possiamo non ricordare la prof.ssa Fiore ( sette titoli regionali velocità) ( foto 2), la Forenza (5 titoli regionali nel mezzo fondo), la Casale ( vincitrice del Grand Prix regionale 1983), la Gabriele (campionessa regionale 1985 nei 1.500, 3.000 e 10000 su pista), la Campanile(più volte campionessa regionale e ottimi piazzamenti in campo nazionale) e la Recchiuti (due titoli regionali) oltre una fortissima staffetta composta da tre ragazze: Balzano, Scudiero e Di Consolo ( ciascuna titolata anche a livello regionale) (foto 9) . Quello che sembrava un paese estraneo e lontano dallo sport in pochi anni si trasformò in una fucina di atleti. Velocità, fondo, mezzofondo, corsa ad ostacoli, campestre, salto in alto, lancio del giavellotto e del peso, erano tante le discipline di atletica che venivano seguite, anche in maniera proficua; il medagliere del G.S. ADEL iniziò a crescere in maniera importante.
In appresso si elencano le affermazioni nazionali del G.S. Adel:

  • Regio Calabria 1980 - categoria cadette 1^ cl.;
  • Roma 1984 – finale Nazionale concorso Esercito/Scuola 1^ cl.;
  • Orvieto 1984 – finale Nazionale Giochi della Gioventù cross – 3^ cl.;
  • Nicolosi (CT) 1985 Finali Nazionali Giochi della G. – Corsa campestre 6^ cl.;
  • Cosenza 1986, studenteschi di cross – 8^ c.;
  • tantissime le affermazioni in campo regionale in varie specialità e tantissimi anche i riconoscimenti ed i premi conferiti al Gruppo Sportivo.


Le prime palestre scolastiche annesse agli edifici Da Feltre e Mazzini (soprattutto quest’ultima) divennero il “ritrovo” di tanti ragazzi e ragazze. Le palestre venivano utilizzate in maniera abbastanza libera, ma trattate con grande attenzione da tutti gli atleti, che oltretutto, molto spesso ne curavano la pulizia e l’igiene.
Tra il ’72 ed il ’74 la rappresentativa di scherma del G.S. ADEL, guidata dal compianto Prof. Delfino, otteneva piazzamenti in campo regionale. Tra gli altri schermidori si ricordano i fratelli L. e G. Capruzzi, M. Chicco e le cugine G., R e G. Inversi ( foto 5). L’esperienza della scherma ebbe termine in quanto il G.S. Adel lamentò più volte il malcostume dell’arbitraggio di parte, che in maniera scandalosa privò gli atleti del Gruppo di vittorie meritatissime.

Dopo la prima esperienza di metà anni ’60, risorse il basket. Il gruppo sportivo GS ADEL, il 1974 con la guida del prof. Capacchione formò due squadre di atleti locali, una femminile ed una maschile. La compagine femminile ebbe modo di effettuare un solo campionato, mentre quella maschile di cui ricordiamo alcuni atleti: Rubino, Tamburano, Posa, Brizzi, Simone, dopo le prime, ovvie, sconfitte iniziò a farsi rispettare nell’ambito della propria categoria. Il 1975, anche se all’aperto, fu realizzato in un’area pertinenziale dell’edificio “Mazzini” un discreto campo di basket. Era ancora un basket senza “tiro da tre”, suddiviso in due tempi anziché in quattro quarti di gioco, le reti televisive private non avevano ancora iniziato a trasmette i campionati NBA, ma il gioco piacque tanto che seppure tra alti e bassi non è stato più abbandonato; di fatti l’attuale rappresentativa locale, anche se con altro nome ed altra Associazione, può senz’altro ritenersi diretta discendente del basket di quegli anni.
In seguito la società “Collefiorito” quale sponsor ebbe modo di finanziare una nuova squadra di basket che affiancò quella del GS. ADEL; Minervino ebbe così contemporaneamente due squadre che svolgevano tornei ufficiali.
Il basket arrivò ad avere un numero di praticanti tale da consentire nel periodo estivo l’effettuazione di un torneo canicolare con ben 10 squadre (il che vuol dire 100 praticanti) (foto 7, 8 , 10 e 11).
Sempre in quegli anni il 75-76 il G.S. ADEL riuscì nell’intento della realizzazione di un campo da tennis in sintetico (solo recentemente smantellato per far posto ad una nuova struttura sportiva).
Il gruppo sportivo ADEL, la società calcistica “Minervino”, altre associazioni sportive anche se di durata più effimera, la scuola di calcio per i “pulcini” ed i “ragazzi” , l’atletica, il basket, la scherma, il tennis, la corsa campestre, forse anche i tempi che erano maturi, impressero a Minervino una svolta radicale nella pratica delle discipline sportive.
Sempre l’ADEL, anche al fine di valorizzare le peculiarità del paese, organizzò diverse edizioni della maratona delle scale. Un corsa che si dipanava nel centro cittadino per non più di 8 – 9 chilometri, ma che prevedeva la salita e la discesa di un grandissimo numero di scale ( si parla di 4000 – 5000 anche se nessuno le ha mai contate), gara durissima quindi, dove oltre un allenamento specifico, ciò che contava era il cuore e la caparbietà di portarla a termine (foto 6).
Alla fine degli anni ’70 l’amministrazione realizzò la palestra del De Amicis e iniziò a pensare al progetto, poi realizzato negli anni ’80 di un nuovo campo sportivo, con manto erboso, gradinate, completo di una pista in tartan e di un valido impianto di illuminazione ( vedi foto 13, 14, 15, 16 e 17)
In seguito, negli anni ’90, anche per i successi nel basket ( la compagine locale arrivata alla serie D), si progettò e quindi, tra mille difficoltà e polemiche, si realizzò nell’area del vecchio campo sportivo della zona “Faro” un Palazzetto dello Sport (vedi foto 18, 19, 20 e 21 ) Nell’ambito di tale progettazione si discusse anche sulla opportunità o meno di eliminare tutto o in parte il muro di recinzione preesistente, ma alla fine è prevalse la tesi che tale muro, realizzato in pietra locale nell’ambito dei cantieri di lavoro della legge “Vigorelli” (come sopra ricordato), oltre che adempiere ancora egregiamente alla funzione di “recinzione” rappresenta un “ricordo” della storia locale da non rimuovere.
Ancora va segnalato come a Minervino nel corso degli ultimi quindici anni si siano registrate delle esperienze nel campo delle arti marziali. Negli anni 1986 - 1987 la polisportiva “Futura” attivò un corso di judo; le lezioni erano tenute dalla cintura nera Sig. Vincenzo Carbonara. In seguito, in epoca più recente, 2002 – 2004 nell’ambito dei “laboratori” della Parrocchia di San Michele, Francesco Macirella, cintura nera anch’egli, ha insegnato Karate ad un folto gruppo di ragazzi e ragazze. Tuttavia l’esperienza più significativa nel campo delle arti marziali è quella tuttora attiva della “Scuola delle tre Armonie” guidata dal maestro Franco Gervasio. Il 1996 il maestro Gervasio tenne a Minervino un corso di difesa personale basato su tecniche di chin-na, l’anno successivo, riscontrato l’interesse di molti allievi, diede vita ad una scuola di Kung-fu cinese tradizionale. In tale scuola sono passati tanti ragazzi e ragazze, molti per la complessità della disciplina hanno abbandonato, ma molti altri continuano nello studio di tale arte, che tra l’altro comprende anche l’utilizzo di diverse armi tradizionali ( bastone pa-kwa, , sciabola, lancia - spada dritta) ( vedi foto nn. 20 e 21) . Presso la stessa associazione è attivo anche un corso di t’ai chi chuan e corsi di tiro con archi tradizionali.
Attualmente, sono stare ristrutturate le palestre scolastiche degli edifici Da Feltre (foto 22 ) e Mazzini ( foto 23). Le medesime sono state dotate, oltre che di nuovi impianti doccia, soprattutto di nuove coperture in legno lamellare, che hanno sostituito quelle vecchie in lamiera.
Inoltre, in aderenza alla palestra Mazzini sull’area del vecchio campo da tennis, è in avanzato corso di realizzazione una nuova palestra polisportiva completa di una piccola gradinata per il pubblico.
Va ricordato anche che con l’inaugurazione del nuovo plesso del Liceo Scientifico in Zona Stazione gli studenti di tale Istituto potranno fruire di una nuovissima struttura sportiva di circa 600 mq. con altezze a norma per la pallavolo ( mt. 7.20). Una veduta esterna di tale struttura nella foto 25.
Completano l’offerta sportiva a Minervino, oltre che le palestre private, il campo sportivo attiguo al Santuario della Madonna del Sabato, un altro di proprietà privata, ma anche tante strade esterne ed il bosco di Acquatetta, utilizzati da cittadini e da diversi forestieri per il footing, il trekking , il running favoriti dall’aria di collina medio-alta che si adatta particolarmente bene alla effettuazione di tali attività aerobiche.
Inoltre è da rimarcarsi l’esistenza:

  • di due Associazioni sportive impegnate nell’agonismo e nella preparazione della nuove leve sia nel basket che nella pallavolo;
  • di altre due associazioni che curano lo di sport sia a livello di preparazione di bambini che di offerta per gli adulti;
  • di due scuole di danza, classica e moderna;
  • di una associazione che divulga le arti marziali ed il tiro con l’arco;
  • di una associazione che raduna numerosissimi podisti.

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