Museo archeologico

L’esposizione museale di Minervino Murge è sita presso l’atrio interno della sede Comunale in Piazza Aldo Moro n. 6
Osserva i seguenti orari di apertura: 

  • Giovedì e Venerdì           dalle ore  17:00  alle ore  19:30
  • Sabato e Domenica        dalle ore  17:00  alle ore  20:00

ingresso gratuito

per informazioni: tel. 3294937627                                                                                                                                                                                                       email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 

PREMESSA ….. esposizioni di vasi, pitture, terrecotte, orci, arnesi in pietra, parti arrugginite di arnesi metallici o armi, seppure ricche e curate non sempre ci inducono a riflettere attentamente sulla loro essenza; raramente ci compenetriamo appieno su ciò che osserviamo in un museo.
Non sempre è facile immaginare il contesto in cui sono stati prodotti o l’artigiano che materialmente lì forgiò, anche se quest’ultimo – magari – era un abitante di quei luoghi che oggi siamo abituati a considerare nostri.
Difficilmente oggi – che l’industria ci ha abituato a ben altro – troviamo interessante la fattura manuale di un utensile o il colore ed i disegni di un cratere o di un vaso. La visita di un museo archeologico, soprattutto nelle scolaresche o a chi non ha una passione in merito, spesso risulta poco interessante se non addirittura noiosa. Nella esposizione museale di Minervino, invece, nonostante la stessa non possa vantare le ricchezze di altri musei, il visitatore è coinvolto, come non mai, dalle ambientazioni, e non si corre certo il rischio di annoiarsi.
La peculiarità è nella esposizione dei reperti. Oltre le classiche vetrine complete di valide didascalie, è possibile vedere in riuscite ambientazioni:

  1. una scena di vita comune ( due donne che dialogano tra loro in quella che doveva essere la loro tipologia di abitazione);
  2. un tesoretto di monete in un piccolo contenitore semi nascosto in una parete. L’aver mantenuto la forma del ritrovamento ci riporta con la fantasia all’atto nell’occultamento: chi nascose quei soldi? Fu un padre di famiglia che accantonava dei risparmi ? Fu una qualcuno terrorizzato dall’arrivo di truppe ? La nostra immaginazione è condotta a fantasticare su quel piccolo tesoro di oltre 2000 anni fa.
  3. infine, quello che senz’altro è il top della esposizione: “la tomba del guerriero”. Vasellame, elmo, armi rinvenute in una sepoltura sono esposti così come furono posizionati attorno al corpo del defunto e così come si sono offerti alla vista di colui che le ha recentemente rinvenute.

Spesso, alla notizia di ritrovamenti archeologici, coloro che hanno interessi di tipo diverso (costruire una casa, realizzare una strada) reputano l’evento al pari di una grave iattura; probabilmente la visita ad una esposizione come quella di Minervino, dove è stato dato risalto al gusto dello “scoprire l’antico” senz’altro aiuterebbe a far mutare tale atteggiamento di preclusione.
Indubbiamente l’effettuazione di scavi archeologici, spesso è causa di fastidi e/o ritardi nelle effettuazione di lavori o costruzione di opere , tuttavia il patrimonio archeologico, per sua natura e per il suo valore, è un bene che non può essere posposto a nulla.


UN PO’ DI STORIA ……DEL MUSEO …..
L’esposizione museale di Minervino (indicata per brevità, anche se impropriamente come: “museo”) denominata quando l’Ofanto era Color dell’Ambra” è allestita in alcuni ambienti della sede municipale in Piazza A. Moro.
Un museo archeologico, a Minervino, era già stato allestito nei primi anni ’70 a cura di un gruppo di archeologi, senz’altro non professionisti, ma appassionati e capaci. Tra di loro, per competenza e dedizione, va senz’altro ricordato il prof. Giuseppe d’Aloya.
All’epoca venne allestito negli stessi ambienti dove ha sede l’attuale esposizione museale, cioè a piano terra - lato Nord - nella parte più antica del castello medioevale, come detto, sede del Municipio.
Nel museo degli anni ’70 gli ambienti erano piuttosto spogli e i reperti (molti e preziosi) erano esposti in vetrinette e bacheche. Di fatto, a fronte della ricchezza dei reperti, quello che mancava era la “sicurezza”; una notte, purtoppo, “ignoti”, ne trafugarono una buona parte. Fu un furto molto “oculato” in quanto non venne toccato il materiale non facilmente vendibile sul mercato nero, e, come spesso accade, di ciò che fu portato via non venne recuperato nulla.
Solo dopo un quarto di secolo (maggio 2002) la fortunosa e fortuna concomitanza di nuovi ritrovamenti (nell’ambito degli scavi della zona 167°) e la passione degli amministratori del momento, permise di affrontare le spese necessarie e di espletare tutte le procedure per ottenere il prestito di reperti e quindi l’autorizzazione dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici per realizzare la mostra museale che come detto è stata denominata “Quando l’Ofanto era color dell’Ambra”.

CENNI STORICI SUI LUOGHI E LE CIVILTA’
Minervino Murge sorge sul limite nord delle Murge, in un’area interessata da presenze umane sin dalla fase neolitica.
Nell’VII Secolo a.c. i primi abitanti si stanziarono nell’area a valle di quello che l’abitato moderno. In epoca arcaica l’insediamento di Minervino, rientrava, con Lavello e Banzi, nell’area del melfese. I ritrovamenti ci indicano che l’insediamento si connotava per una distribuzione a nuclei sparsi, che ospitavano, piccole comunità legate, molto verosimilmente, da legami di sangue. Tali nuclei abitativi erano costituiti nelle fasi più antiche da capanne, mentre nel V secolo e soprattutto nel IV secolo a.c. le strutture abitative appaiono più solide con fondazioni in pietre a secco con coperture ordite in legno e rivestite d i tegole.
Ciascun gruppo umano poneva nei pressi delle proprie dimore i propri defunti, con sepolture in semplici fosse terragne coperte da lastroni calcarei o in casse tufacee; Nel IV secolo è attestata anche la tipologia della tomba a grotticella scavata nel terreno, accessibile mediante un dròmos a gradini. Gli infanti, invece, erano seppelliti entro grossi pìthoi ad impasto, spesso deposti all’interno delle case.
I ritrovamenti archeologici, palesano in maniera inequivocabile, l’infondatezza della leggenda che vuole Minervino sorta dalla progenie di un soldato romano, sfuggito al massacro della battaglia di Canne ( 2 agosto 216 a.c. - 2a guerra Punica ) e di una pastorella del luogo (Sofia).
All’epoca della battaglia di Canne, forse non nel luogo odierno, ma i progenitori dei minervinese già vivevano ed operavano in questi luoghi. Anzi, a proposito di date : V, IV o VII secolo a.c. , a distanza di millenni diventa difficile – senza riferimenti – avere un’idea precisa dei tempi, per questa ragione, come ausilio, in appresso si è rappresenta una “linea del tempo” in cui sono riportati eventi alcuni eventi maggiormente noti:

linea tempo



L’ESPOSIZIONE MUSEALE
Come forse molti sanno per poter pubblicare foto di materiale archeologico è necessario l’assenso delle autorità preposte. Tale assenso è stato richiesto e, non appena sarà rilasciato, si provvederà ad implementare questo portale delle relative foto.
Tuttavia per quanto detto nella premessa di cui sopra l’esposizione archeologica di Minervino non si può raccontare e, per come è strutturata, mal si presta ad essere ridimensionata in semplici fotografie (benché valide). L’esposizione: va visitata.

Di seguito si forniscono brevi indicazioni su come è strutturata la mostra e sul materiale esposto.

La pianta è riportata sotto e dalla stessa si evince subito la suddivisione della esposizione in quattro sezioni distinte:

pianta
                                                                                                                             

^ ingresso della esposizione

ATRIO PALAZZO COMUNALE

 

Sezione 1 : LA FAMIGLIA ARISTOCRATICA

La sezioni 1 presenta sepolture contraddistinte dalla presenza di coppie ( legate presumibilmente da vincoli coniugali) appartenenti alle èlites del villaggio: l’uomo è contraddistinto come guerriero dalla presenza delle armi ( punte di giavellotti, ed in particolare, la spada, arma che aiuta ad identificare il possessore quale “capo” e personaggio di spicco all’interno della comunità).
Alla sobrietà del costume funerario maschile si contrappone il ricco costume femminile: di notevole ricchezza e raffinatezza è il corredo della tomba 1 caratterizzato dalla presenza di una ricca collana di ambra i cui pendenti, baccellati, o a forma di goccia, di sfera biconica, di piastrina, di bulla, di conchiglia, si dispongono a formare un pettorale a più giri; da coppie di ferma trecce in oro, pendenti in bronzo, fibule in argento, bronzo, ferro.

Sezione 2: IL RUOLO DELLA DONNA
Gli oggetti presenti in questa sezione mirano allo scopo di presentare il costume funerario femminile ed il suo evolversi nel corso di alcuni secoli: dal VII Sec. A.C. sino agli inizi del IV. Ad una ricchissima presenza di oggetti metallici, per i quali l’insediamento minervinese potrebbe essere stato centro di produzione si contrappone l’accresciuta presenza di oggetti ceramici la cui forma e decorazione richiama ormai modelli greci.
A partire dal IV Sec. Il ruolo della donna cambia: non è più relegato alla cura della casa ed dei figli ma, inizia ad avere notevole importanza nella vita sociale. Non a caso l’abbigliamento e gli oggetti( come il cinturone non più utilizzato solo dagli uomini ma anche dalle donne come ornamento) appartengono ad una ristretta cerchia di donne di alto ceto sociale ricoprendo il ruolo di detentrici di beni quali cavalli, e bestiame di gran valore economico. Ciò è dimostrato dal pendente a cavalluccio di bronzo che richiama il mondo animale: esso infatti, in passato faceva parte del morso dei cavalli; successivamente è stato adottato come pendaglio.
Entriamo quindi all’interno di una capanna dell’epoca, sorprendendo una coppia di donne in conversazione: l’abbigliamento della fanciulla, con ornamenti metallici, bracciali, pendenti, fibule ed una collana in ambra, ci mostra meglio di qualunque descrizione

SEZIONE 3 : L’ACCULTURAZIONE
I corredi permettono di evidenziare il processo di acquisizione di modelli culturali dall’esterno, in particolare dal mondo greco coloniale, mediante l’acquisizione di oggetti.
La presenza di ceramiche a figure rosse o a vernice nera è legata all’adozione del modello culturale del simposio, mentre un modello di atletismo fa riferimento l’apparizione nelle tombe dello strigile (strumento in metallo utilizzato dagli atleti per pulirsi).

SEZIONE 4 IL GUERRIERO VINCITORE
La IV sezione presenta la ricostruzione della tomba, ipogeo che accoglie la deposizione di un guerriero alla fine del IV secolo a.c. lo sguardo si perde sfiorando la distesa di oggetti, esposti così come furono deposti dai congiunti del defunto.
La piccola vetrina successiva custodisce un tesoretto monetale composto da 14 monete in argento di zecche campane, una di arpi ( vicino foggia) ed una della greca Corinto interrato intorno al 260 a.c. .
Il corredo funebre della tomba 7 consente di valutare le ultime trasformazioni del centro ellenistico:
la funzione guerriera lascia qui il posto ad una esaltazione della funzione atletica mediante la presenza dello strigile in ferro. Il corredo femminile rasenta invece gli oggetti propri della cosmesi ( specchietto e conchiglia porta trucco), a mostrare le novità intervenute nel costume. Parallelamente il complesso ceramico ha una posizione del tutto simbolica perché riguarda il rituale della libagione.

Con il 3° secolo avanzata la fine dell’insediamento è ormai vicina. L’insicurezza conseguente agli scontri che ebbero come teatro la puglia settentrionale dovette indurre gli abitanti ad abbandonare la posizione di fondo valle, e spostarsi forse su una posizione più difendibile, forse su quelle colline dai fianchi scoscesi dove poi sorgerà l’insediamento medievale e moderno.

Informazioni aggiuntive