Affido familiare

Che cos'è l'affidamento familiare?

L'affidamento familiare è un intervento “a termine” di aiuto e sostegno, particolarmente significativo, che si attua per sopperire al disagio e/o alla difficoltà di un bambino e della sua famiglia che, temporaneamente, non è in grado di occuparsi delle sue necessità affettive, accuditive ed educative.

Un minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo può essere affidato a un'altra famiglia o a persona singola o a una comunità di tipo familiare che gli assicuri il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno (legge 149/2001, art. 2).

 

Chi sono le famiglie di origine dei minori affidati?

Sono famiglie, conosciute e seguite dai servizi sociali, con bisogni e difficoltà di tipo diverso, che non riescono da sole a occuparsi dei propri figli in modo adeguato e a offrire loro tutto ciò di cui hanno bisogno per crescere.

Il ricevere aiuto da un'altra famiglia nel crescere i propri figli può favorire un loro maggior investimento di energie e un ulteriore stimolo a cercare di affrontare e, per quanto possibile, di risolvere i problemi concreti che sono alla base delle loro difficoltà, migliorando quindi le proprie condizioni di vita.

L'inserimento dei bambini nelle famiglie affadatarie è finalizzato anche a creare un contesto in cui la relazione tra il bambino, la sua famiglia di origine e la famiglia affidataria possa consentire il mantenimento della continuità affettiva e culturale.

Chi sono i bambini-ragazzi affidati? 

Possono essere neonati, bambini di due o tre anni, possono frequentare la scuola materna, elementare o la scuola media, possono essere già più grandi e avere fino a diciassette anni compiuti. Possono essere italiani o stranieri.

L'affidamento familiare si rivolge a tutti quei minori che provengono da famiglie in difficoltà, temporaneamente non in grado di occuparsi dell'educazione e delle loro necessità materiali e affettive. Tali situazioni di differente gravità, che non si concretizzano in una forma esplicita di abbandono morale e materiale dei figli, si riflettono in modo critico sul percorso evolutivo dei minori, provocando conseguenze sul piano affettivo, cognitivo, comportamentale.

Preoccupazione del legislatore e della società tutta è che in situazioni simili il bambino trovi tempestivamente in un'altra famiglia ciò che la sua famiglia non è al momento in grado di garantirgli, e cioè l'adeguata risposta ai suoi bisogni materiali e morali.

Chi sono le famiglie affidatarie?

In relazione a quanto stabilito dalla legge gli affidatari possono essere : coppie con o senza figli , sposate o conviventi , persone singole . La legge non stabilisce vincoli di età rispetto al bambino affidato.

Indipendentemente dal reddito o dal tenore di vita, i requisiti essenziali possono essere riassunti in:

•  uno spazio nella propria vita e nella propria casa per accogliere una persona diversa da sé;

•  la disponibilità affettiva e la volontà di accompagnare per un tratto di strada più o meno lungo un bambino o un ragazzo, senza la pretesa di cambiarlo, ma aiutandolo a sviluppare le sue potenzialità ed a valorizzare le sue risorse;

•  la consapevolezza della presenza e dell'importanza della famiglia di origine nella vita del bambino.

Quali sono le principali caratteristiche dell'affidamento?

Le principali caratteristiche dell'affidamento sono:

•  la temporaneità;

•  il mantenimento dei rapporti con la famiglia d'origine;

•  la previsione del rientro del minore nella famiglia di origine.

Chi propone l'affidamento?

L'affidamento viene proposto e attuato dal Servizio Sociale Comunale, ossia dalla struttura tecnico-amministrativa preposta al servizio di tutela dell'infanzia.

Diventa esecutivo dopo l'intervento di un organo giudiziario: il Tribunale per i Minorenni.

L'affidamento è progettato in base alle esigenze del bambino, alla sua situazione familiare specifica e ai problemi che essa presenta. L'ascolto del minore è previsto qualora abbia compiuto i 12 anni di età; per età inferiori occorre individuare caso per caso le forme più opportune di coinvolgimento del bambino.

Esistono diversi tipi di affidamento?

Si, l'affidamento può essere:

•  consensuale , quando i genitori naturali sono concordi con il provvedimento. Avviene con il consenso valido dei genitori o di chi ha la patria potestà. Viene effettuato attraverso i Servizi Sociali ed è convalidato dal giudice tutelare. L'affidamento del proprio figlio ai parenti entro il 4° grado può avvenire senza particolari formalità.

•  giudiziale , quando non vi è il consenso dei genitori naturali e l'affidamento è decretato dal Tribunale per i Minorenni.

La famiglia affidataria viene consultata nella predisposizione del progetto di affidamento ?

Dipende da come è stato promulgato il provvedimento di affidamento. In linea generale i servizi consultano la famiglia affidataria, e concordano il progetto insieme, privilegiando l'interesse del minore.

Organo superiore ai Servizi è comunque sempre il Tribunale per i Minorenni.

Che durata può avere l'affidamento?

L'affidamento familiare è temporaneo è dura il tempo necessario affinché la famiglia naturale risolva i problemi che hanno determinato l'allontanamento del minore.

La legge 149/2001 prevede un periodo massimo di due anni prorogabili dal Tribunale per i Minorenni.

L'affidamento può essere progettato per periodi brevi, medi o lunghi, in base alle esigenze del minore e alle caratteristiche delle relazioni familiari e delle motivazioni dell'affidamento.

In sintesi l'affidamento può essere distinto in:

•  residenziale : quando il bambino trascorre con gli affidatari giorno e notte pur mantenendo rapporti periodici con la propria famiglia;

•  diurno : quando il bambino trascorre con la famiglia affidataria parte della giornata, ma alla sera torna a casa dai suoi genitori.

Quando termina l'affidamento?

L'affidamento può cessare quando la situazione di temporanea difficoltà che lo ha determinato viene risolta dalla famiglia naturale, da sola o con l'aiuto dei Servizi, oppure nel caso in cui la sua prosecuzione rechi danno al minore.

La famiglia affidataria può adottare il bambino che le è stato affidato?

Affidamento e adozione seguono percorsi differenti, non sovrapponibili.

Qual è il percorso per diventare affidatari?

Le persone interessate a conoscere l'affidamento per avere le prime informazioni, si possono rivolgere all'Ufficio di Piano dell'Ambito Territoriale n.3, al Servizio Sociale Comunale, al Consultorio Familiare della Asl o alle Associazioni del privato sociale presenti sul territorio che si occupano di affidamento.

Chi decide di dare la propria disponibilità si può rivolgere al Servizio Sociale del proprio Comune.

Si intraprende, pertanto, un percorso finalizzato all'acquisizione di una maggiore consapevolezza sulla possibilità concreta di essere protagonisti dell'affidamento.

Tale percorso si conclude con la definizione dell'abbinamento più adeguato tra le caratteristiche e le disponibilità della famiglia affidataria e le esigenze del bambino e della sua famiglia di origine.

Le famiglie disponibili all'affidamento possono rivolgersi alle Associazioni familiari?

Si, le famiglie possono rivolgersi anche alle Associazioni che si occupano di affidamento per ricevere informazioni, sostegno e accompagnamento nel percorso verso l'affidamento. Esse possono inoltre indicare ai Servizi Sociali se intendono essere seguiti da una particolare Associazione, come indicato dalla legge 149/2001, art. 5.

Esiste la possibilità per le famiglie affidatarie di confrontarsi con altre famiglie?

Molte famiglie affidatarie hanno scelto, durante l'affidamento, di incontrarsi e confrontarsi con altre famiglie all'interno dei gruppi di auto-mutuo aiuto promossi dai Servizi pubblici, o dalle associazioni che si occupano di affidamento familiare per sostenersi e aiutarsi vicendevolmente.

La partecipazione ai gruppi è libera e gratuita.

Durante l'affidamento quali sono i principali compiti degli affidatari?

 L'art. 5 comma 1 della legge 149/2001 elenca i compiti dell'affidatario nei confronti del minore.

Durante il periodo di affidamento la famiglia affidataria si impegna:

•  ad accogliere presso di sé il minore;

•  a provvedere alla sua cura, al suo mantenimento, alla sua educazione e istruzione assumendo le necessarie attenzioni psicologiche, affettive e materiali;

•  a garantire il rispetto della storia del minore, delle sue relazioni significative, dei suoi affetti e della sua identità culturale, sociale e religiosa;

•  ad assicurare la massima riservatezza circa la situazione del minore e della sua famiglia di origine;

•  a curare e mantenere i rapporti con la famiglia di origine e con tutti gli altri soggetti coinvolti, agevolando il rientro del minore nella propria famiglia, secondo le indicazioni contenute nel progetto di affidamento;

•  a partecipare agli incontri di verifica sull'affidamento, predisposti nel tempo dai Servizi, secondo le modalità e le scadenze specificate nel progetto d'affidamento;

•  a partecipare alle attività di sostegno e formazione svolte dal Servizio preposto all'affidamento, al fine di promuovere occasioni di confronto e discussione sulle esperienze di affidamento e di promozione di una cultura dell'infanzia per realizzare i progetti di protezione e tutela del minore.

Durante l'affidamento quali sono i compiti della famiglia di origine?

 

Durante il periodo di affidamento la famiglia di origine del minore s'impegna a:

•  mantenere validi rapporti con il minore;

•  mantenere validi rapporti con i Servizi pubblici e/o del privato sociale;

•  partecipare agli interventi volti a risolvere i problemi che hanno posto la necessità dell'affidamento;

•  collaborare attivamente alla realizzazione dell'affidamento finalizzato al rientro del minore nel proprio ambiente di vita, rispettando accordi e indicazioni previste nel progetto di affidamento.

 Qual è il ruolo dei Servizi Pubblici?

Nello specifico i Servizi Pubblici hanno il compito di:

•  svolgere funzioni di promozione nella comunità locale, contribuendo a creare una cultura dell'affidamento familiare anche attraverso iniziative di sensibilizzazione e pubblicizzazione;

•  accogliere e predisporre la conoscenza delle persone che si avvicinano all'affidamento attraverso percorsi di informazione, formazione individuale e/o di gruppo riguardo agli aspetti giuridici, sociali e psicologici dell'intervento;

•  sostenere e seguire le famiglie affidatarie prima e durante l'affido condividendo con gli operatori, continui momenti di verifica;

•  contribuire a formulare e realizzare il progetto di affido mirato, del quale è responsabile;

•  costruire, gestire e aggiornare la banca dati delle richieste relative all'affidamento;

•  definire per gli operatori, spazi per l'autoformazione, la riflessione, l'approfondimento delle esperienze in atto e della metodologia di lavoro.

 

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